Notizie dalla Borsa di Milano - Google News

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lunedì 10 maggio 2010

Frittura di shorters...

Molto bene, a seguito del vertice-fiume dell'Ecofin tenutosi nel fine settimana, i risultati sui mercati non hanno tardato: il FTSE MIB chiude con un +11% (che io personalmente non ho mai visto in vita mia in borsa) con i titoli bancari (fra cui il mio caro Unicredit) a oltre +20%. Molto bene, visto che per filosofia di vita ormai io sono solo long e stralong.

Domani mi aspetto una giornata di storno e passione ma... cercheremo di resistere ancora. Chiuderò come al solito SOLO al raggiungimento del mio obbiettivo di profit (ebbene si, taglio i profitti e lascio correre le perdite).

Nel frattempo arrivano BELLE notizie dai mercati USA; dove affonda Moody's (-8% circa in questo momento) e McGraw Hill (proprietaria di Standard&Poors)... la Sec vuole fare il pelo e il contropelo alle società di rating per i loro comportamenti atti a turbare il mercato (o meglio, secondo me, ad approfittare di movimenti condizionati dalle loro notizie, visto che tutte queste agenzie di rating sono possedute da grandi banche d'affari, in evidente conflitto di interessi).

Che sia l'inizio di una nuova era nel trading? Non ci credo proprio ma restiamo a vedere.

Alla prossima!

giovedì 6 maggio 2010

E intanto si affonda...

Oggi i nostri titoli bancari hanno vissuto attimi di vero panico con Unicredito e Intesa San Paolo che hanno visto un passaggio da un modesto rosso a cali fino al 13%, per poi guadagnare qualche punto in asta di chiusura e chiudere a circa -7%.

Le cause scatenanti? Non si conoscono. Sebastiano Barisoni di Radio24 ha passato il pomeriggio a domandarsi affannosamente cosa mai potesse essere successo di così grave, sottintendendo grosse manovre speculative alla base di questi movimenti che hanno portato l'Italia ad essere il fanalino di coda delle borse europee.

Nel momento in cui scrivo anche DOW JONES e NASDAQ hanno fatto uno spike negativo, a mezz'ora circa dalla chiusura perdono oltre il 4% seguendo la nostra stranezza.

Tutto ciò nonostante queste DUE notizie:

“ITALIA, MOODY’S CONFERMA RATING SOVRANO STABILE, DICE NON E’ SOTTO OSSERVAZIONE”.
Reuters – 06/05/2010 18:04:34

e

Le banche tedesche e francesi
rischiano il contagio dei PIIGS
di Nicola Borzi


27 aprile 2010

La Germania e la Francia non hanno alcuna convenienza a restare alla finestra mentre la crisi finanziaria rischia di mandare in default la Grecia. Il sistema bancario tedesco infatti è esposto direttamente al debito dei PIIGS (l'acronimo – offensivo – che indica Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, i paesi a maggior rischio dell'eurozona) per una percentuale stimata tra il 20 e il 23% del Pil tedesco (che è stato pari a 2.496 miliardi di euro nel 2008), dunque tra i 500 e i 575 miliardi di euro circa, mentre quello francese è esposto addirittura per il 27 - 30% del Pil (1.950 miliardi di euro), quindi per 530-590 miliardi di euro.

Le stime emergono da un report del desk newyorkese di analisi dei mercati obbligazionari di Deutsche Bank. Il rapporto, intitolato "Il rischio di credito sovrano in Europa: una nuova fase della crisi finanziaria globale 2007-2010" è stato pubblicato a febbraio e alcune delle sue osservazioni (ad esempio quelle sul servizio del debito pubblico della Grecia) sono ormai datate, a causa dell'andamento dei mercati che hanno allargato a dismisura gli spread sugli interessi pagati dal debito pubblico greco. Altre, però, restano molto attuali. E allarmanti.

I timori sono accentuati dal rischio di contagio in caso di default di un paese membro dell'eurozona, rischio che secondo gli autori del rapporto è molto elevato anche a causa dell'esposizione incrociata tra gli stessi PIIGS. I legami finanziari tra i cinque paesi più esposti sono eccezionalmente alti: in Portogallo "valgono" il 24% del Pil (40 miliardi di euro circa), in Irlanda il 34% (oltre 60 miliardi di euro). Solo l'Italia fa eccezione con "appena" il 3% del Pil, che nel 2008 era stato di 1.572 miliardi di euro, dunque 47 miliardi di euro, collegato agli altri quattro PIGS.

La Grecia malato d'Europa
È vero che si tratta di un paese minuscolo, che incide per il 2,7% sul Pil dell'eurozona, ma il suo debito pubblico "pesa" per il 4% del totale dell'area euro. Atene, ricordano gli autori dello studio di Deutsche Bank, Tom Joyce e Stefan Auer, ha un serio problema di credibilità sui dati pubblici. Il deficit fiscale del governo di George Papandreou è il dilemma: è il più alto in Europa (rivisto al 13,6% nei giorni scorsi da Eurostat, contro il 12,7% stimato in precedenza) e si associa a un elevato deficit delle partite correnti (11,9%). Da febbre alta anche il rapporto debito/Pil che la Ue stima al 115,1%, tra i più alti dell'eurozona. Al contrario, le banche greche non sembrano soffrire di problemi di patrimonializzazione, grazie a una solida base di depositi e a una dipendenza ridotta dal mercato della liquidità della Banca centrale europea.

Il fatto è che i 240 miliardi di euro di debito pubblico sono molto esposti nel breve termine (nel solo 2010 ne scadranno una cinquantina, di cui 8,5 il 19 maggio). Il costo del debito, con gli spread ai massimi storici, è ormai insostenibile.

Ma sbaglierebbe chi nell'eurozona restasse alla finestra. Le banche europee, secondo gli analisti di DB, rappresentano infatti un canale di contagio "significativo" attraverso il quale un eventuale default di Atene potrebbe scatenare un effetto domino devastante prima all'interno dei PIIGS e poi nel resto dell'eurozona. La ridotta capacità del sistema immunitario delle banche europee è dovuta agli effetti debilitanti già subiti con la crisi finanziaria, che ne ha appesantito gli stati patrimoniali per l'aumento dei crediti a rischio e ne ha ridotto gli utili di conto economico aumentando i costi di funding e del capitale in generale.

A nessuno quindi converrebbe un peccato di omissione nei confronti di Atene. La Banca centrale europea lo sa, lo sanno anche gli analisti finanziari e lo sanno pure gli speculatori che stanno scommettendo sul piano di salvataggio. Qualcuno, come il ministro delle Finanze Giulio Tremonti lo ha ricordato ai colleghi di Berlino e di Parigi. Il problema è spiegarlo ai contribuenti. Ma la comunicazione dovrà essere fatta e in fretta. E questo è il dilemma di Angela Merkel: la scadenza del 19 maggio per la prossima asta di titoli di stato greci è sempre più vicina, ma prima ci sono le elezioni in Nord Reno - Vestfalia e il cancelliere non vuole perderle.

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Ma non sarà mica che Tremonti oggi volesse dire che la GERMANIA e la FRANCIA sono in serio rischio, anziché pensare che si trattasse dell'Italia?!?

mercoledì 28 aprile 2010

BANCHE ITALIANE ESPOSTE PER 5,2 MILIARDI

Quindi non è ancora arrivato il momento di andare a ritirare i soldi...

Tratto da una notizia ansa:

Scatta la corsa di banche e assicurazioni a rendere nota la propria esposizione nei bond della Grecia e degli altri Paesi Pigs (Portogallo, Spagna e Irlanda).

Un po' come ai tempi dei mutui subprime, dei Cdo e degli Abs: solo che ora gli 'asset tossici' non sono piu' sofisticati e incomprensibili prodotti finanziari impacchettati dalle grandi banche d'affari Usa ma il debito di alcuni importanti Paesi dell'Ue i cui conti sono a rischio a causa della crisi economica e finanziaria. Secondo i dati della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, l'esposizione totale delle banche italiane verso la Grecia ammontava a fine dicembre 2009 a circa 5,2 miliardi di euro. L'istituto piu' esposto verso la Grecia e' Intesa Sanpaolo, con 1 miliardo di euro di bond ellenici in portafoglio su un totale di 625 miliardi di euro di attivita' gestite. Altri 0,5 miliardi di euro sono investiti in titoli di Stato emessi dagli altri Paesi Pigs. Tra le assicurazioni la piu' 'carica' di bond di Atene, a causa anche delle dimensione (400 miliardi le attivita') e dell'operativita' diretta nel Paese, sono le Generali con 749 milioni di esposizione netta (cioe' riferibile al gruppo senza considerare le quote degli assicurati). I bond a rischio salgono a 2,2 miliardi di euro se si considerano tutti e 4 i Pigs. Unicredit, l'altro colosso bancario del nostro Paese, non fornire cifre puntali e rimanda a quanto dichiarato dall'amministratore delegato Alessandro Profumo nell'assemblea dello scorso 22 aprile: ''l'esposizione del gruppo non e' significativa''. Esposizione non significativa o irrisoria anche per Bpm, Ubi Banca e Mediobanca. Ammontano a circa 20 milioni i bond di Atene in pancia a Mps, a 90 milioni quelli del Banco Popolare, a 100 milioni quelli di Banca Mediolanum. Fonsai ha un'esposizione netta verso Atene di 50 milioni e una lorda di 282 (cui si aggiungono altri 22 milioni verso il Portogallo). Unica tra banche e assicurazioni del Ftse Mib a non parlare e' Unipol: qualcosa di piu' di sapra' domani in assemblea. Nelle ultime due sedute, con Standard & Poor's che ha declassato a spazzatura il debito greco e abbassato il rating di Portogallo e Spagna, Unicredit ha perso in Borsa l'8%, Mps il 7,8%, Intesa Sanpaolo il 7,1%, Fonsai il 6,8%, Mediobanca 6,3%, Generali il 6,2%. Ora si trattera' di vedere se la scelta di trasparenza mettera' le societa' meno esposte al riparo dagli eccessi della tempesta. Nella consapevolezza che fino a quando la situazione della Grecia e degli altri Paesi non verra' sistemata sui mercati continuera' a piovere.

venerdì 16 aprile 2010

E' arrivato il momento! Goldman Sachs sotto accusa!

Meno male che ho chiuso tutte le posizioni long... è arrivata la notizia che scatenerà il ribasso post estivo, una notiziona BOMBA!! Altro che quei quattro gatti di Lehman Brothers, questa volta è nientedimenoché.... GOLDMAN SACHS!




Usa, Sec accusa Goldman di frode su cdo legati a mutui subprime
venerdì 16 aprile 2010 16:59

NEW YORK, 16 aprile (Reuters) - La Sec ha accusato Goldman Sachs (GS.N: Quotazione) di frode nella strutturazione e vendita di cdo legati a mutui subprime.

Secondo l'autorità del mercato azionario Usa, Goldman ha defraudato gli investitori, omettendo o rappresentando in modo non corretto alcuni fatti chiave, quando il mercato immobiliare Usa stava cominciando a perdere colpi.

Alle 17 circa Goldman perde il 10% a Wall Street.

sabato 10 aprile 2010

Analisti, rating, raccomandazioni, fuffa!

Sul meraviglioso forum di finanzaonline.com un utente si è preso la briga di segnare le raccomandazioni sul titolo Fiat fatte da innumerevoli società di rating e analisi, mentre era in corso la discesona dei mercati che tutti conosciamo.

Eccola (clicca sull'immagine per incgrandire):



Comprare ai massimi e vendere sui minimi. C'è poco da dire.

Le possibilità sono due. Se tutto questo è fatto in perfetta buona fede il lavoro di queste persone è inutile e, nel peggiore dei casi, è dannoso per i piccoli investitori che si lasciano influenzare. La seconda possibilità è scontata e facciamo finta di tralasciarla, ché è meglio.