Notizie dalla Borsa di Milano - Google News

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venerdì 30 aprile 2010

Queste si che sono previsioni!

MILANO (Reuters) - Seduta incerta alla Borsa di Milano quest'oggi che potrebbe continuare la fase rialzista o ritornare a scendere nuovamente. Questa la fotografia scattata dagli analisti tecnici interpellati da Reuters alla chiusura dei mercati.

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Queste SI che sono previsioni! E' come se in un oroscopo ti dicessero che... oggi la giornata potrebbe essere fantastica o potrebbe andarti tutto in merda!

martedì 27 aprile 2010

Era ora! Il mercato fa il suo storno...

Finalmente, dopo un po' di attesa, è arrivato lo sfondone che attendevo. Soprattutto su Unicredit, che ha chiuso il gap enorme a 2.0450 spostando il mio pmc a 2.1475 (contenuto nella oscillazione odierna).

Prossimo acquisto sui supporti a 2.00 euro e 1.50 euro, eventualmente alle chiusure dei prossimi gap a 1.635 e 1.245, realizzando al primo ritracciamento che copra il 50% della discesa....

Tutto ciò mentre la Grecia è in cattive acque (ma dello scandalo Goldman Sachs ci si è già dimenticati).

Ecco i paesi con più alta probabilità di default, calcolati in base al valore dei CDS:

Highest Default Probabilities
Entity Name Mid Spread CPD (%)
Greece 787.36 46.01
Venezuela 835.70 44.26
Argentina 831.90 42.96
Pakistan 672.80 36.72
Ukraine 559.79 32.31
Portugal 356.65 26.60
Iraq 422.60 26.13
Dubai/Emirate 423.69 25.53
Iceland 407.10 24.26
Latvia 349.23 21.64

... l'Italia ancora non c'è......

lunedì 26 aprile 2010

Altro che Cassandra... previsioni di 5 anni fa sul default...

Non ci resta che da vedere se tutte queste belle previsioni si avvereranno o meno. Comunque vada la crisi reale, quella dei mercati non sembra essere ancora finita.

Tratto da http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=2740...

LA CRISI DELL' UE ? AVVERRA' COSI', DAL FALLIMENTO DELL'AUSTRIA AL CROLLO DELL'EST .
Di redazione (del 10/03/2009 @ 07:00:25, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 1145 volte)

«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, durante un intervento qualche giorno fa a Bruxelles.

«Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».

Peccato, sarebbe stato interessante saperlo visto uno Stato dell’area euro è già in default tecnico - l’Irlanda - e un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto di non ritorno, l’Austria. A dirlo sono i freddi numeri dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico: quello irlandese è salito in una settimana da 350 punti base a 376, quello dell’Austria è addirittura schizzato a 240 punti base.

Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa tenuta dell’area euro: non servirà più sottoporre a referendum in Irlanda il Trattato di Lisbona, l’Europa sarebbe morta e sepolta. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire perdite consistenti.

Almunia lo sa e infatti ora comincia a mettere le mani avanti e preparare la gente al peggio, nonostante la goffa precisazione del suo portavoce: «Al momento il rischio di default di un Paese dell’area euro è improbabile». Prima, ovvero pochi giorni fa, era «impossibile». Ma, quindi, lo sa solo da qualche giorno? Da qualche settimana? Da qualche mese? Oppure, come molti altri, come quasi tutti i ministri delle Finanze, i capi di governo, i banchieri centrali e quelli privati, da almeno quattro anni?

Se infatti l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l'Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d'intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un'ipotetica crisi finanziaria a livello europeo. Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell'Ue, si intitolava "Memorandum d'intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell'Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria" e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.

Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l'autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell'operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un'isola. Questo nel maggio 2005. All'epoca la notizia non suscitò particolare scalpore anche se ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l'accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine».

Bluffava o lo pensava davvero? In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l'aprile dell'anno successivo si fosse tenuta una simulazione di collasso bancario continentale sotto l'egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l'ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l'Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave.

A rendere il tutto ancora più credibile - lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa - fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell'epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l'effetto domino generale.

All'epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all'accordo, di nulla più che di un'estensione dell'intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25.

Sempre in seno a questa operazione gestita dall'Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale - con sede a Bruxelles - che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all'eurozona: «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell'Unione, l'olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».

E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell'Ecofin tesa proprio a valutare I risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato.

Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L'Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”. Da allora, cosa è accaduto? Alla riunione dell'Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca mentre il 23 gennaio di quest'anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione. Parole. Solo parole.

Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica.

Che forse, a qualcuno, sta facendo e continua a fare comodo a livello di equilibri politici, industriali, economici e finanziari. Riflettiamo. E leggiamo attraverso un'altra lente le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e Francoforte. ( Fonte: Il Sussidiario)

Autore: Mauro Bottarelli

venerdì 23 aprile 2010

E se lo dice Faber.................

Le politiche economiche attuali non sono sostenibili e il pianeta e' destinato ad attraversare un periodo buio, perche' "i governi hanno preso il controllo". Appuntamento con apocalisse solo rimandato. Correte al riparo, accumulando oro.
di WSI

Le politiche economiche attuali non sono sostenibili e il pianeta e' destinato ad attraversare un periodo buio, perche' "i governi hanno preso il controllo".

E' l'opinione di un Marc Faber scalpitante, senza peli sulla lingua. L'autore ed editore del famoso report "The Gloom, Boom & Doom" ha dichiarato ai microfoni della CNBC: "Ci cacceranno in bancarotta e ci esproprieranno, ma magari non succedera' subito. Ci daranno qualche giocattolo da trastullare, finche' il sistema intero non si rompera'.. stamperanno denaro e ancora altro denaro".

"Quello che contesto e' che l'intervento governativo che dovrebbe 'risolvere la crisi', non ha risolto nulla. Hanno solo rimandato l'appuntamento".

Faber ha avvertito che "the ultimate armageddon" sara' molto peggiore questa volta, perche' "i governi falliranno", il che li spingera' a stampare altro denaro.

A preoccupare l'esperto e' anche la crescita esplosiva della Cina, che e' "assolutamente insostenibile alla lunga", in particolare per quanto riguarda il bollente settore immobiliare.

Faber ha rincarato la dose, prendendo le difese di Goldman Sachs. Nel sottolineare che le accuse di frode mosse dalla Sec contro la banca sono solo una mera scusa per stampare altro denaro.

Il cash in eccesso sara' un disastro per l'economia e la finanza, il consiglio di Faber e' pertanto quello di accumulare oro.




Consiglio valido, ma direi un po' tardivo, quello di accumulare oro... chi ha il coraggio di comprarlo ora che è ai massimi storici stratosferici? E poi tutto questo oro... in caso di grossa crisi... ci sarà chi se lo prenderà indietro? A parte Gualtiero Marchesi, che lo usa in lamine sui risotti... è un po' difficile da mettere sotto i denti!

lunedì 19 aprile 2010

FTSEMib 17/04/2010 ore 14.40 ... secondo me fra poco si affonda!

Brutta configurazione questo triangolo, soprattutto tenendo presente che veniamo da giorni di rialzo. Generalmente prevede un affondo che dovrebbe avere il suo target almeno a 22.500 di FTSEmib , vedremo. Nel frattempo arrivano buone notizie, Citigroup batte le stime (pessime stime, a dire il vero) ma nonostante tutto fioccano le vendite sui bancari grazie a GS. Fra poco parlerà anche Bernanke, quindi... discesa assicurata!

A dopo!

domenica 18 aprile 2010

Due crisi a confronto: Un'analisi grafica della crisi del 1929 con quella attuale

Su questo post del gestore del blog The Best Trader trovate un confronto fra l'andamento del DOW durante la crisi del '29 e l'andamento attuale.

Due crisi a confronto: Un'analisi grafica della crisi del 1929 con quella attuale

Dategli una occhiata e guardando l'andamento del grafico nel TRENTENNIO successivo, forse anche voi come me vi chiederete: ma perché cavolo c'è un sacco di gente matematicamente convinta che questo sia un mercato toro? "Trend is your friend"? Ma quando inizia e quando finisce un trend??

venerdì 16 aprile 2010

Worst case scenario ovvero "Pessimismo... e fastidio"!

Queste due in realtà non vogliono essere previsioni ma le lascio qui per farmi bello qualora dovessero avverarsi... :-)

Worst case scenario, ovvero il peggior scenario che riesco ad ipotizzare in questo periodo di grande crisi, economica e di valori.

FTSE Mib, fino al mese di Giugno, quando ho deciso di riprendere a fare acquisti sostanziosi:



Sarebbe un -22% dai livelli odierni, non male!

Poi postiamo un grafico meno serio, modello "fine del mondo entro il 2012", il Dow Jones visto da molto lontano....



Le ellissi sottolineano affinità con parti del grafico del passato. Non sembra un maxi testa e spalle trentennale in formazione?

Ha daccapo inizio la fiera del "nonostante" e "inaspettatamente"...

Inatteso calo della fiducia dei consumatori, WallStreet in flessione
Websim - 16/04/2010 16:10:28

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L'indice di fiducia dell'Università del Michigan scende inaspettatamente e Wall Street imbocca la via del ribasso: il Nasdaq perde lo 0,7%, l'S&P500 -0,6%, mentre il Dow Jones cede lo 0,3%.

Nel mese di aprile la fiducia dei cosumatori è scesa a 69,5 punti da 73,6 punti di marzo. Il mercato si attendeva 75 punti.

Le vendite che colpiscono molti titoli hanno tutta l'aria di essere delle prese di profitto perchè spesso coincidono con risultati aziendali migliori delle stime.

Fra i titoli in evidenza, General Electric (GE.N) perde il 2,4%, anche se il conglomerato industriale e finanziario ha registrato un utile per azione di 21 centesimi di dollaro contro previsioni di 16 centesimi.

Bank of America (BAC.N) cede l'1,6%, nonostante i dati superiori alle attese degli analisti.

Boston Scientific (BSX.N) sale del 4,2%. Il secondo produttore mondiale di apparecchi utilizzati in cardiologia ha comunicato che è stato autorizzato a rimettere sul mercato un suo defibrillatore ritirato in marzo.

Intuitive Surgical (ISRG.O) perde il 2,5%: la società dei sistemi chirurgici ha comunicato di aver chiuso il primo trimestre con un utile rettificato di 2,12 dollari per azione, una cifra che si confronta con un'attesa media degli analisti di 1,72 dollari.

Lions Gate Entertainment balza del 7,5%: il miliardario Carl Icahn ha alzato la sua offerta ostile per la casa indipendente di produzione cinematografica a 7 dollari per azione, una cifra che valorizza l'intera azienda 826 milioni di dollari.

mercoledì 14 aprile 2010

Oggi ho chiuso tutte le posizioni su ISP...

Come promesso. Vendo e sicuramente mi pento, ma ho fatto un bel gain. Ero ad un PMC di 2,77 ed ho venduto tutto a 2,87. Ovviamente è arrivata a 2,90 e stasera i mercati USA hanno chiuso sui massimi, come se Lehman e la crisi non fossero mai esistiti. Negli USA, ovviamente...

Domani potrebbe essere un'altra giornata di exploit, almeno in apertura. Ma io mi riposizionerò in acquisto su ISP a livelli più bassi, dato che il titolo ha due gap da colmare ed è uno dei pochissimi segnali di entrata che prendo in considerazione, generalmente per operazioni intraday.

Per operazioni di lungo termine invece prenderei in considerazione il mio indicatore personale, che funziona da anni senza modifiche: eccolo!



Se il ciclo dovesse andare come previsto, i prossimi acquisti "sostanziosi" dovrebbero avvenire verso l'inizio/metà di Giugno. Aspettiamo con calma :-)

Alla prossima :-)

martedì 13 aprile 2010

Trimestrale bomba per Intel!!!!

... che sta volando in AfterHour ... e anche la trimestrale di CSX ha battuto le attese degli analisti. L'America gioisce, questo mercato non vogliono farlo scendere. Entro venerdì dovrò tirare completamente le reti, e poi vedere il da farsi. Nel frattempo già domani penso di portare un po' di fieno in cascina!

Alla prossima!!!!!

Stasera trimestrale Intel... Paura, eh?

Sono long overnight su Intesa San Paolo in discreto gain, ho comprato durante la discesa di oggi a 2,77 ed il titolo ha chiuso la continua a 2,80 e l'afterhour a 2,81 su uno stentato rialzo del mercato americano.

Il terrore delle 22:10 si chiama "Trimestrale di Intel". I rumors la danno positivissima, gli analisti positiva, il sentiment è pesantemente shortista e questo mi fa pensare che è meglio stare ancora long.

Soprattutto dopo aver letto che "questa trimestrale positivissima è stata già scontata dal mercato quindi ci sarà un sell on news".

Certo che in questo mondo fatato si sostiene davvero tutto e il contrario di tutto!

Domani è un altro giorno e... si vedrà!

lunedì 12 aprile 2010

Il Signor Ernesto, alias Paponzi Brothers.

Chi ha la passione per il trading passa spesso le notti a girare su Internet e a scavicchiare i meandri più nascosti dei siti e dei forum alla ricerca di una verità che spesso non riesce a trovare da solo. Beh, nessuno "nasce imparato" ed abbiamo bisogno di qualche maestro che ci illumini la via. La fauna dei traders vincenti su Internet è davvero popolosa, e generalmente si divide fra cazzari che non sbagliano mai e non spiegano come fanno (salvo poi scoprirli infognati in thread su titoli falliti) e cazzari tirarighe che si espongono, sbagliano il giusto perché "é umano" ma hanno una operatività fumosa e un eloquio da analisti tecnici navigati, tale da abbacinare e confondere chi li segue.

Sono ben poche le persone che hanno qualcosa di serio da dire, e su cui lavorare. Una di queste è il "Signor Ernesto" (o "Paponzi Brothers").

I suoi post, chiari e professionali, dai toni pacati e ironici, riflettono una enorme lucidità di analisi e una grande ragionevolezza, il tutto supportato da solide basi scientifiche e non tecniche.

Il post che segue è il suo, si chiama "Il mercato calabrone" ed è tratto da questi due siti (li riporto tutti e due per par condicio):

http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=1171760
http://www.investireoggi.it/forum/mercato-calabrone-vt54067.html

Una delle più note sfide “probabilistiche” dell’ultimo secolo è quella riguardante il volo del calabrone. Secondo l'ingegnere aeronautico John McMastes, la storia del calabrone iniziò a circolare in Germania negli anni Trenta del secolo scorso e precisamente all'università di Göttingen: proprio il luogo in cui Ludwig Prandtl (1875-1953) gettò le basi della moderna fluidodinamica. Negli stessi anni Wall Street sperimentava quella che sarebbe entrata negli annali di storia come la “catastrofe delle catastrofi”, finanziariamente parlando ovviamente. Un crollo continuo e violento che accompagnò l’America nella più profonda depressione economica mai sperimentata. Disoccupazione al 50%, miseria, violenza,instabilità politica. Ci vollero circa dieci anni per rimettere le cose a posto.

Il genere umano, pur afflitto da memoria corta, possiede una spiccata capacità di analisi e reazione agli shocks che lo colpiscono direttamente. Come per il calabrone, il crack del 1929 dette il “là” ad una corrente di pensiero filosofico\matematico\mistico nota come Risk Management dove viene professata, con acceso fervore illuminista, la dottrina del “calcolo delle probabilità”.

La dottrina è oramai universalmente diffusa, abbiamo numeri che ingabbiano qualsiasi eventualità:

Probabilità che una Centrale Nucleare subisca un “incidente” à 1 ogni 200 anni.

Probabilità che un fulmine ci colpisca à 100 volte superiore alla probabilità dell’incidente cui sopra (il che mi mette un attimo in ansia..forse ho scampato Cernobyl ma se riesco ancora a far di conto ho scarse chance di superare il prossimo temporale)

Probabilità che l’Asteroide 1999RQ36 colpisca la Terra nel 2182 à 1 su 2000 (ma nel 2011, quando sarà nuovamente osservabile, ricalcolando la traiettoria forse la statistica migliorerà)

Probabilità che un evento “6-SIGMA (ovvero sei volte la media delle “catastrofi” osservate)” colpisca i mercati azionari à 1 volta su 4,039,906 anni (il che mi induce a riflettere su come si comporteranno i traders tra 150anni; chissà se il Sig.Ernesto del futuro si sparerà tutto in leva 100 sapendo di beccarsi a breve 1999RQ36 sulla capoccia. Probabilmente sì…short a oltranza, rapido calcolo del gain durante l’esplosione generata dall’impatto, stimata in 2500 Megatoni(contro i 10 Chilotoni di Hiroshima), sorriso finale e successiva liquefazione, bombetta inclusa)

Probabilità che un evento “25-SIGMA” si abbatta sul Mercato à 1volta su 1.309e+135 anni (notare l’esponente…il periodo si riferisce ad una durata “n” volte-non fatemi fare i calcoli-superiore a quella intercorsa dal Big Bang ad oggi..); il CFO di Goldman Sachs, David Viniar, annunciò ad agosto 2007 che la perdita di valore pari al 27% e riferita ad un loro fondo d’investimento era dovuta ad eventi 25-SIGMA occorsi più volte di fila. Le probabilità che abbia detto il vero sono pari almeno alle probabilità che sia effettivamente accaduto..(come fare “sei” al superenalotto una ventina di volte di fila…per rimanere in tema di cazzate..)…molto più probabile che l’ingordigia abbia spinto ad una sottovalutazione del rischio..prezzando lo stesso sulla base dell’idilliaco periodo passato.

Probabilità…probabilità…probabilità…probabilità…un modo elegante per giustificare errori passati o futuri viene da pensare.

Veniamo al secondario motivo di questo thread (il principale è augurare a tutti buona Pasqua):

gli eventi ci hanno insegnato che il mercato non è prevedibile. Analisi Tecnica, Fondamentale,Statistica,Comportamentale, Planetaria..e chi più ne ha ne metta, sono solo cucchiai, più o meno larghi, per mangiare la minestra “mercato” senza sbrodolarsi troppo.

Il mercato, il nostro calabrone, vola seguendo traiettorie imprevedibili e tentare di costruire modelli previsionali ammantandoli (o no) di rigore pseudoscientifico ha sempre portato verso sciagure finanziarie di portata rilevante(vedete ad es. il recente subprime case, la codificazione del rischio debitore mediante formula matematica, il seguente crack, l’ammissione postuma che la copula gaussiana(la formula) può esercitare qualche attrattiva in camera da letto…ma va assolutamente rifiutata in campo economico\finanziario..etc..etc..etc..).

Tutto quello che possiamo fare è osservare, ragionare e, soprattutto, essere prudenti.

Siamo saliti molto, è vero. Ma se ci estraniamo dal contesto prezzo e ci limitiamo ad osservare il rischio percepito dagli operatori notiamo, sorprendentemente, che esso è da poco transitato in un range di ritrovata “normalità”. La metodologia che ho usato è calcolare la media storica del rischio e la percentuale rilevata giorno dopo giorno dello stesso rispetto alla media. Quello che si può notare in 100 e passa anni di Dow Jones è che, dopo eventi estremi (il recente 2008 conquista a fatica il V° posto di sempre dopo la I° Guerra Mondiale, la Grande depressione, la Guerra di Corea ed il Black Monday del 1987) il mercato ha reagito regalando periodi di relativa tranquillità. Una sorta di violenta diuresi per liberarsi dalle tossine. Non che si debba salire per forza (anche se è questo che effettivamente è accaduto in larghissima parte), ma di consecutive(temporalmente) catastrofi non c’è grossa evidenza. Molti hanno vissuto il lustro 1997-2003 e quello è stato un periodo effettivamente complicato. Con poca esperienza e tanta presunzione siamo entrati in borsa come buoi al mattatoio. Il “Parco” che solitamente viene accostato alla definizione “Buoi” credo si possa identificare nell’anticamera edulcorata che abbiamo condiviso prima dello scoppio della tecnobubble. Se qualcosa abbiamo imparato in questi anni, non fosse altro per istinto di conservazione, è che “prevedere” fa male. Adattarsi alle condizioni presenti può portare, se non altro, a sopravvivere.

Le condizioni presenti evidenziano un rischio inferiore del 46.46% rispetto alla media storica. Questo e solo questo deve dettare, a mio avviso, eventuali ipotesi di investimento. La mancanza di rendimenti alternativi, le assicurazioni governative sulla ripresa, le trendlines superate, i supporti mantenuti, le medie a sostegno…etc…etc…etc…sono tutte conseguenze di questo banale rapporto che fotografa il sentiment. Le probabilità che esso cambi domani?

Se permettete, sul domani, preferisco pensare all’abbacchio al forno che mi aspetta e calcolare la probabilità di trovarci delle patate.

Buona Pasqua a tutti,

Sig.E



…(a proposito…il calabrone vola perché ha le ali “rugose” e soffre di frenesia da sbattimento(sempre riferito alle ali..)) creando turbini portanti durante il volo....non perché non conosce la fisica o la statistica…il punto è che un tale miracolo di fluidodinamica non si riesce a modellizzare con efficacia..e quindi è preferibile raccontare la storiella che “vola contro ogni probabilità (riferita ad un’evoluzione naturale che prescinde dall’intervento Divino) perché non sa”…

venerdì 9 aprile 2010

Riflessioni del fine settimana...

Oggi riflessioni sul "futuro".

Chi fa analisi tecnica in buona sostanza, prova a predire il futuro. Più precisamente, come diceva anche l'ingegner Migliorino, si tratta di scegliere fra i futuri possibili quello più probabile. E lo si fa guardando il passato, partendo dal presupposto, parzialmente esatto, che quanto accaduto in passato si ripeta.

Linee, figure, indicatori e oscillatori altro non sono che una statistica "visuale", per chi non ha molta confidenza con i numeri.

Ma anche l'analisi fondamentale e lo studio delle dinamiche macroeconomiche vengono usate a questo scopo. Grazie all'analisi conosciamo il valore di una azienda e quindi di un titolo, possiamo effettuare proiezioni e cercare di capire le possibilità di sviluppo di una azienda e dei suoi profitti.

Insomma abbiamo tutto quello che ci serve per stabilire il valore che dovrebbe avere un titolo, ma il prezzo di mercato non vuole sapere di raggiungerlo. O almeno non ora che siamo entrati noi...

Poi arriva qualche notizia... le tanto temute notizie, che se ne fregano dei bilanci cartolari... e il prezzo si muove.

Le notizie sono migliori delle attese? Il titolo scende. Certo, si tratta del classico sell on news. Il titolo non si muove. L'ottimismo era già stato scontato dal mercato nel prezzo del titolo. Il titolo sale? Beh, ovviamente... le notizie sono migliori delle attese e il mercato premia il titolo.

Qualcuno crede di riuscirci, almeno in parte. E ci riesce, almeno in parte. E' quel raro sentimento che tutti i traders hanno provato in vita loro, quel breve periodo in cui riesci a cavalcare le onde del mercato con precisione millimetrica, come un surfer che domina uno tsunami.

Ma il problema è proprio nell' "in parte".

Sappiamo livelli di prezzo, supporti e resistenze, open interest, ma non conosciamo il timing di entrata e di uscita. E quante volte, dopo essere entrati su di un titolo, la paura (stop loss?) ci ha fatto chiudere una potenziale operazione profittevole in perdita?

Questa conoscenza parziale crea troppa indeterminatezza, e forse la falsa sicurezza di "sapere quello che si sta facendo" fa aumentare i rischi.

La verità è che ci sono solo due tipi di futuro, quello che immagini, e l'altro. Questo non significa avere il 50% delle probabilità che si verifichi, anzi, la pratica dimostra che nonostante tutti gli sforzi che si possano fare, l'altro si verifica sempre più spesso. Cercare di prevedere il futuro è quindi quasi inutile, fare qualcosa per cambiarlo non sempre è possibile, e potrebbe tradursi in uno sforzo inutile.

C'è solo una cosa da fare: essere sempre pronti a qualsiasi evenienza.

Torneremo più avanti sull'argomento, sicuramente!

A presto!