Molto bene, a seguito del vertice-fiume dell'Ecofin tenutosi nel fine settimana, i risultati sui mercati non hanno tardato: il FTSE MIB chiude con un +11% (che io personalmente non ho mai visto in vita mia in borsa) con i titoli bancari (fra cui il mio caro Unicredit) a oltre +20%. Molto bene, visto che per filosofia di vita ormai io sono solo long e stralong.
Domani mi aspetto una giornata di storno e passione ma... cercheremo di resistere ancora. Chiuderò come al solito SOLO al raggiungimento del mio obbiettivo di profit (ebbene si, taglio i profitti e lascio correre le perdite).
Nel frattempo arrivano BELLE notizie dai mercati USA; dove affonda Moody's (-8% circa in questo momento) e McGraw Hill (proprietaria di Standard&Poors)... la Sec vuole fare il pelo e il contropelo alle società di rating per i loro comportamenti atti a turbare il mercato (o meglio, secondo me, ad approfittare di movimenti condizionati dalle loro notizie, visto che tutte queste agenzie di rating sono possedute da grandi banche d'affari, in evidente conflitto di interessi).
Che sia l'inizio di una nuova era nel trading? Non ci credo proprio ma restiamo a vedere.
Alla prossima!
Notizie dalla Borsa di Milano - Google News
lunedì 10 maggio 2010
Frittura di shorters...
Etichette: analisti, banche, Grecia, moodys, rating, Standard Poors
Pubblicato da Luca alle 21:54 0 commenti
giovedì 6 maggio 2010
E intanto si affonda...
Oggi i nostri titoli bancari hanno vissuto attimi di vero panico con Unicredito e Intesa San Paolo che hanno visto un passaggio da un modesto rosso a cali fino al 13%, per poi guadagnare qualche punto in asta di chiusura e chiudere a circa -7%.
Le cause scatenanti? Non si conoscono. Sebastiano Barisoni di Radio24 ha passato il pomeriggio a domandarsi affannosamente cosa mai potesse essere successo di così grave, sottintendendo grosse manovre speculative alla base di questi movimenti che hanno portato l'Italia ad essere il fanalino di coda delle borse europee.
Nel momento in cui scrivo anche DOW JONES e NASDAQ hanno fatto uno spike negativo, a mezz'ora circa dalla chiusura perdono oltre il 4% seguendo la nostra stranezza.
Tutto ciò nonostante queste DUE notizie:
“ITALIA, MOODY’S CONFERMA RATING SOVRANO STABILE, DICE NON E’ SOTTO OSSERVAZIONE”.
Reuters – 06/05/2010 18:04:34
e
Le banche tedesche e francesi
rischiano il contagio dei PIIGS
di Nicola Borzi
27 aprile 2010
La Germania e la Francia non hanno alcuna convenienza a restare alla finestra mentre la crisi finanziaria rischia di mandare in default la Grecia. Il sistema bancario tedesco infatti è esposto direttamente al debito dei PIIGS (l'acronimo – offensivo – che indica Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, i paesi a maggior rischio dell'eurozona) per una percentuale stimata tra il 20 e il 23% del Pil tedesco (che è stato pari a 2.496 miliardi di euro nel 2008), dunque tra i 500 e i 575 miliardi di euro circa, mentre quello francese è esposto addirittura per il 27 - 30% del Pil (1.950 miliardi di euro), quindi per 530-590 miliardi di euro.
Le stime emergono da un report del desk newyorkese di analisi dei mercati obbligazionari di Deutsche Bank. Il rapporto, intitolato "Il rischio di credito sovrano in Europa: una nuova fase della crisi finanziaria globale 2007-2010" è stato pubblicato a febbraio e alcune delle sue osservazioni (ad esempio quelle sul servizio del debito pubblico della Grecia) sono ormai datate, a causa dell'andamento dei mercati che hanno allargato a dismisura gli spread sugli interessi pagati dal debito pubblico greco. Altre, però, restano molto attuali. E allarmanti.
I timori sono accentuati dal rischio di contagio in caso di default di un paese membro dell'eurozona, rischio che secondo gli autori del rapporto è molto elevato anche a causa dell'esposizione incrociata tra gli stessi PIIGS. I legami finanziari tra i cinque paesi più esposti sono eccezionalmente alti: in Portogallo "valgono" il 24% del Pil (40 miliardi di euro circa), in Irlanda il 34% (oltre 60 miliardi di euro). Solo l'Italia fa eccezione con "appena" il 3% del Pil, che nel 2008 era stato di 1.572 miliardi di euro, dunque 47 miliardi di euro, collegato agli altri quattro PIGS.
La Grecia malato d'Europa
È vero che si tratta di un paese minuscolo, che incide per il 2,7% sul Pil dell'eurozona, ma il suo debito pubblico "pesa" per il 4% del totale dell'area euro. Atene, ricordano gli autori dello studio di Deutsche Bank, Tom Joyce e Stefan Auer, ha un serio problema di credibilità sui dati pubblici. Il deficit fiscale del governo di George Papandreou è il dilemma: è il più alto in Europa (rivisto al 13,6% nei giorni scorsi da Eurostat, contro il 12,7% stimato in precedenza) e si associa a un elevato deficit delle partite correnti (11,9%). Da febbre alta anche il rapporto debito/Pil che la Ue stima al 115,1%, tra i più alti dell'eurozona. Al contrario, le banche greche non sembrano soffrire di problemi di patrimonializzazione, grazie a una solida base di depositi e a una dipendenza ridotta dal mercato della liquidità della Banca centrale europea.
Il fatto è che i 240 miliardi di euro di debito pubblico sono molto esposti nel breve termine (nel solo 2010 ne scadranno una cinquantina, di cui 8,5 il 19 maggio). Il costo del debito, con gli spread ai massimi storici, è ormai insostenibile.
Ma sbaglierebbe chi nell'eurozona restasse alla finestra. Le banche europee, secondo gli analisti di DB, rappresentano infatti un canale di contagio "significativo" attraverso il quale un eventuale default di Atene potrebbe scatenare un effetto domino devastante prima all'interno dei PIIGS e poi nel resto dell'eurozona. La ridotta capacità del sistema immunitario delle banche europee è dovuta agli effetti debilitanti già subiti con la crisi finanziaria, che ne ha appesantito gli stati patrimoniali per l'aumento dei crediti a rischio e ne ha ridotto gli utili di conto economico aumentando i costi di funding e del capitale in generale.
A nessuno quindi converrebbe un peccato di omissione nei confronti di Atene. La Banca centrale europea lo sa, lo sanno anche gli analisti finanziari e lo sanno pure gli speculatori che stanno scommettendo sul piano di salvataggio. Qualcuno, come il ministro delle Finanze Giulio Tremonti lo ha ricordato ai colleghi di Berlino e di Parigi. Il problema è spiegarlo ai contribuenti. Ma la comunicazione dovrà essere fatta e in fretta. E questo è il dilemma di Angela Merkel: la scadenza del 19 maggio per la prossima asta di titoli di stato greci è sempre più vicina, ma prima ci sono le elezioni in Nord Reno - Vestfalia e il cancelliere non vuole perderle.
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Ma non sarà mica che Tremonti oggi volesse dire che la GERMANIA e la FRANCIA sono in serio rischio, anziché pensare che si trattasse dell'Italia?!?
mercoledì 28 aprile 2010
BANCHE ITALIANE ESPOSTE PER 5,2 MILIARDI
Quindi non è ancora arrivato il momento di andare a ritirare i soldi...
Tratto da una notizia ansa:
Scatta la corsa di banche e assicurazioni a rendere nota la propria esposizione nei bond della Grecia e degli altri Paesi Pigs (Portogallo, Spagna e Irlanda).
Un po' come ai tempi dei mutui subprime, dei Cdo e degli Abs: solo che ora gli 'asset tossici' non sono piu' sofisticati e incomprensibili prodotti finanziari impacchettati dalle grandi banche d'affari Usa ma il debito di alcuni importanti Paesi dell'Ue i cui conti sono a rischio a causa della crisi economica e finanziaria. Secondo i dati della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, l'esposizione totale delle banche italiane verso la Grecia ammontava a fine dicembre 2009 a circa 5,2 miliardi di euro. L'istituto piu' esposto verso la Grecia e' Intesa Sanpaolo, con 1 miliardo di euro di bond ellenici in portafoglio su un totale di 625 miliardi di euro di attivita' gestite. Altri 0,5 miliardi di euro sono investiti in titoli di Stato emessi dagli altri Paesi Pigs. Tra le assicurazioni la piu' 'carica' di bond di Atene, a causa anche delle dimensione (400 miliardi le attivita') e dell'operativita' diretta nel Paese, sono le Generali con 749 milioni di esposizione netta (cioe' riferibile al gruppo senza considerare le quote degli assicurati). I bond a rischio salgono a 2,2 miliardi di euro se si considerano tutti e 4 i Pigs. Unicredit, l'altro colosso bancario del nostro Paese, non fornire cifre puntali e rimanda a quanto dichiarato dall'amministratore delegato Alessandro Profumo nell'assemblea dello scorso 22 aprile: ''l'esposizione del gruppo non e' significativa''. Esposizione non significativa o irrisoria anche per Bpm, Ubi Banca e Mediobanca. Ammontano a circa 20 milioni i bond di Atene in pancia a Mps, a 90 milioni quelli del Banco Popolare, a 100 milioni quelli di Banca Mediolanum. Fonsai ha un'esposizione netta verso Atene di 50 milioni e una lorda di 282 (cui si aggiungono altri 22 milioni verso il Portogallo). Unica tra banche e assicurazioni del Ftse Mib a non parlare e' Unipol: qualcosa di piu' di sapra' domani in assemblea. Nelle ultime due sedute, con Standard & Poor's che ha declassato a spazzatura il debito greco e abbassato il rating di Portogallo e Spagna, Unicredit ha perso in Borsa l'8%, Mps il 7,8%, Intesa Sanpaolo il 7,1%, Fonsai il 6,8%, Mediobanca 6,3%, Generali il 6,2%. Ora si trattera' di vedere se la scelta di trasparenza mettera' le societa' meno esposte al riparo dagli eccessi della tempesta. Nella consapevolezza che fino a quando la situazione della Grecia e degli altri Paesi non verra' sistemata sui mercati continuera' a piovere.
E così la borsa segue le paturnie di S&P ormai...
Stasera è toccato alla Spagna, declassata da S&P. Un'altra giornata nera per Piazza Affari
Websim - 28/04/2010 18:38:03
Un'altra giornata nera per le Borse europee e soprattutto per Piazza Affari, dove l'indice FtseMib ha chiuso in ribasso del 2,4%. La Borsa milanese si è dimostrata la più sensibile alla cattiva notizia piovuta sui mercati negli ultimi cinque minuti di contrattazione, cioè il declassamento da parte di Standard & Poor's della Spagna ad AA da AA+, con peggioramento dell'outlook da stabile a negativo. L'outlook è il giudizio sulle prospettive future e il rating "negativo" implica un'alta possibilità di un ulteriore declassamento nel giro di pochi mesi.
In ribasso, ma più resistenti le altre Borse: Londra -0,2%, Parigi -1,5%, Francoforte -1,2%. Anche la Borsa di Lisbona (-2%) ha fatto meglio di Piazza Affari e quella di Atene è addirittura salita dello 0,9%. Solo la Borsa di Madrid ha subito un tonfo peggiore, chiudendo in calo del 2,99%.
L'euro è sceso a 1,311 contro il dollaro, il livello minimo degli ultimi 12 mesi.
Sui titoli di Stato, l'allargamento dello spread sui rendimenti dei decennali è stato generalizzato. Nel confronto di un Bund tedesco stabile al 3,02%, lo spread della Grecia è salito a 691 punti base (+25), quello del Portogallo a 273 punti base (+8). Purtroppo si è allargato anche quello dell'Italia a 114 punti base, superando la Spagna (110 punti base).
"Rischio contagio" sono state le due parole che hanno caratterizzato la giornata. Ne ha parlato esplicitamente il direttore generale del Fondo Monetario, Dominique Strauss-Kahn, che insieme al presidente della Bce, Jean Claude Trichet, è corso oggi a Berlino per incontrare esponenti del governo tedesco e fare il punto sul negoziato per erogare aiuti alla Grecia. Secondo Strauss-Kahn senza interventi adeguati è a rischio la sopravvivenza della Zona euro, e la crisi potrebbe espandersi anche al di fuori dell'Europa. Secondo indiscrezioni, il Fondo monetario avrebbe prosopettato alla Ue la necessità di approntare un pacchetto complessivo di aiuti alla Grecia non da 45 miliardi di euro, come finora stabilito, ma da 120 miliardi in tre anni.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha auspicata una rapida conclusione dei negoziati con la Grecia, come se non dipendesse da lei e dalla scadenza elettorale tedesca del 9 maggio se Atene da settimane è lasciata a cuocere a bagno maria.
Bisognerà vedere se i mercati permetteranno alla Ue di aspettare il 9 maggio. La decisione di S&P di questa sera non lascia presagire niente di buono, perché dopo la Spagna potrebbe mettere nel mirino l'Irlanda e, perché no?, l'Italia. Da notare che l'altra agenzia di rating, Fitch, europea e non americana, ha diffuso stasera un comunicato per dire che conferma alla Spagna la tripla A con oulook stabile "perché il programma economico del governo è forte".
Venendo a Piazza Affari, tutte le 40 blue chip hanno chiuso in netto ribasso. Penalizzate le banche, ma non solo.
Unicredit (UCG.MI) è scesa del 3,6%, MontePaschi (BMPS.MI) -3,9%, Intesa (ISP.MI) -1,4%.
Forti perdite anche per le assicurazioni: Generali (G.MI) -3%, Fondiaria-Sai (FSA.MI) -3,5%.
Batosta anche per un titolo difensivo come Enel (ENEL.MI) -3,1%.
Fiat (F.MI) è caduta del 3,5%, Pirelli (PC.MI) -3%, Finmeccanica (FNC.MI) -2,6%.
Molto male l'Espresso (ES.MI) -4,8%. Positiva Seat (PG.MI) +3%.
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Pubblicato da Luca alle 20:32 0 commenti
lunedì 26 aprile 2010
Altro che Cassandra... previsioni di 5 anni fa sul default...
Non ci resta che da vedere se tutte queste belle previsioni si avvereranno o meno. Comunque vada la crisi reale, quella dei mercati non sembra essere ancora finita.
Tratto da http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=2740...
LA CRISI DELL' UE ? AVVERRA' COSI', DAL FALLIMENTO DELL'AUSTRIA AL CROLLO DELL'EST .
Di redazione (del 10/03/2009 @ 07:00:25, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 1145 volte)
«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, durante un intervento qualche giorno fa a Bruxelles.
«Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».
Peccato, sarebbe stato interessante saperlo visto uno Stato dell’area euro è già in default tecnico - l’Irlanda - e un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto di non ritorno, l’Austria. A dirlo sono i freddi numeri dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico: quello irlandese è salito in una settimana da 350 punti base a 376, quello dell’Austria è addirittura schizzato a 240 punti base.
Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa tenuta dell’area euro: non servirà più sottoporre a referendum in Irlanda il Trattato di Lisbona, l’Europa sarebbe morta e sepolta. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire perdite consistenti.
Almunia lo sa e infatti ora comincia a mettere le mani avanti e preparare la gente al peggio, nonostante la goffa precisazione del suo portavoce: «Al momento il rischio di default di un Paese dell’area euro è improbabile». Prima, ovvero pochi giorni fa, era «impossibile». Ma, quindi, lo sa solo da qualche giorno? Da qualche settimana? Da qualche mese? Oppure, come molti altri, come quasi tutti i ministri delle Finanze, i capi di governo, i banchieri centrali e quelli privati, da almeno quattro anni?
Se infatti l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l'Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d'intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un'ipotetica crisi finanziaria a livello europeo. Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell'Ue, si intitolava "Memorandum d'intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell'Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria" e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.
Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l'autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell'operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un'isola. Questo nel maggio 2005. All'epoca la notizia non suscitò particolare scalpore anche se ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l'accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine».
Bluffava o lo pensava davvero? In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l'aprile dell'anno successivo si fosse tenuta una simulazione di collasso bancario continentale sotto l'egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l'ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l'Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave.
A rendere il tutto ancora più credibile - lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa - fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell'epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l'effetto domino generale.
All'epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all'accordo, di nulla più che di un'estensione dell'intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25.
Sempre in seno a questa operazione gestita dall'Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale - con sede a Bruxelles - che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all'eurozona: «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell'Unione, l'olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».
E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell'Ecofin tesa proprio a valutare I risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato.
Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L'Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”. Da allora, cosa è accaduto? Alla riunione dell'Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca mentre il 23 gennaio di quest'anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione. Parole. Solo parole.
Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica.
Che forse, a qualcuno, sta facendo e continua a fare comodo a livello di equilibri politici, industriali, economici e finanziari. Riflettiamo. E leggiamo attraverso un'altra lente le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e Francoforte. ( Fonte: Il Sussidiario)
Autore: Mauro Bottarelli
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Pubblicato da Luca alle 22:31 0 commenti
lunedì 19 aprile 2010
FTSEMib 17/04/2010 ore 14.40 ... secondo me fra poco si affonda!
Brutta configurazione questo triangolo, soprattutto tenendo presente che veniamo da giorni di rialzo. Generalmente prevede un affondo che dovrebbe avere il suo target almeno a 22.500 di FTSEmib , vedremo. Nel frattempo arrivano buone notizie, Citigroup batte le stime (pessime stime, a dire il vero) ma nonostante tutto fioccano le vendite sui bancari grazie a GS. Fra poco parlerà anche Bernanke, quindi... discesa assicurata!
A dopo!
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Pubblicato da Luca alle 14:40 0 commenti
venerdì 16 aprile 2010
Goldman Sachs = Amici degli Amici (ma Maria non c'entra qui...)

Sono ammanigliati eh?
Nel frattempo cominciamo a fare qualche acquisto... Unicredito e Intesa hanno chiuso il loro primo gap oggi, e io alle chiusure dei gap acquisto sempre. Nel frattempo GS è a -13%. La settimana prossima vedremo se incrementare, ma in caso di rialzo sostanzioso venderò daccapo in attesa di altri sfondoni. Se la stima è corretta, gli acquistoni grossi dovrò farli alle prime settimane di giugno ma a me piace stare sempre sul mercato.
E chissà che anche la nube islandese non favorisca questo bel ribasso!
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Pubblicato da Luca alle 21:38 0 commenti
mercoledì 14 aprile 2010
Non si possono lasciar fallire...
Notiziola molto molto interessante:
Ieri il Fondo Monetario ha invitato i regolatori di Usa ed Europa a varare norme che costringano le maxi banche, quelle che per motivi sociali non si possono lasciar fallire, ad aumentare i livelli di patrimonializzazione. (FT p 1)
Nel frattempo, per avere notizie confortanti sulla fine della crisi economica, viene in aiuto Morgan Stanley con questa notizia...
Morgan Stanley ha avvertito i sottoscrittori del suo fondo immobiliare che potrebbero aver perso due terzi dei soldi che hanno investito. Per la banca si profilerebbe una perdita di 5,4 miliardi di dollari. (The Wall Street Journal Europe p 1)
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Pubblicato da Luca alle 08:28 0 commenti
domenica 11 aprile 2010
Amarcord...
Ripesco dagli "archivi" un post dell'ingegner Migliorino della fine del 2008. Lo ritengo illuminante.
Spero di avere chiarito, oltre ogni ragionevole dubbio, che non ho mai creduto, neanche per un istante, che l'intera comunità bancaria internazionale, a cominciare dagli (ex?) Dei di Lehman Brothers, possa essere stata "coglionata" da un branco di "sfigati morti di fame", che non hanno saputo (o potuto) restituire i piccioli presi a prestito a titolo di mutuo.
Questa è una minchiata ancora più offensiva (per l'intelligenza di chi se la sente propinare ad ogni piè sospinto) di quanto non fosse quella che, le stesse banche, non sapevano che Tanzi e Tonna "taroccassero" i bilanci Parmalat.
E' la prova "certa" che ci considerano davvero stupidi.
...... E forse hanno ragione.
Ho già dimostrato in un precedente report (7 ottobre) che, se accolli ad un povero sventurato una rata che cresce più del suo reddito, quello non potrà pagare. Non è un'opinione, ma matematica elementare.
E' mai possibile che gente superlaureata, supercomputerizzata, superpagata e supersofisticata, non se ne sia reso conto?
Andiamo picciotti, io sarò sicuramente stupido, ma non sono ancora tanto rincoglionito da "bermi" una minchiata tanto evidente, da risultare esilarante.
I banchieri (i grandi capi, voglio dire) sapevano perfettamente che, gli sfigati morti di fame cui si concedeva un mutuo pari al 90% del prezzo di mercato dell'immobile da acquistare, non avrebbero potuto pagare; esattamente come sapevano dei bilanci "comici" di Parmalat (lo sapevo persino io, già qualche anno prima del crack).
Ed allora, la domanda è: se lo sapevano, perché sono andati avanti a prestare denari che non potevano essere restituiti?
Sono masochisti? Lo hanno fatto in un grande afflato di amore cristiano verso i più bisognosi? Si sono bevuti il cervello?
Niente di tutto questo: lo hanno fatto (secondo me) per "truffare" (senza rischio) l'intera umanità.
Seguitemi.
Quando Lehman Brothers (per fare un esempio, ma il ragionamento si può estendere a tutte le banche coinvolte) prestava denari a cani e porci, e poi rivendeva quei crediti sotto forma di obbligazioni strutturate o altra forma di junk, cosa succedeva in borsa?
I prezzi delle sue azioni andavano alle stelle; i profitti contabili aumentavano esponenzialmente e, quindi, il corso dei titoli (che segue l'andamento di quei profitti) seguiva (al rialzo) più che proporzionalmente.
Gli azionisti di quelle banche, coglievano "a pieno" i benefici di quella politica dissennata di credito facile per tutti (una sorta di "cchiù pilu ppi tutti" per parodiare Cetto Laqualunque).
E chi (tra quegli azionisti), ben sapendo come stavano realmente le cose, avesse provveduto a vendere le sue azioni in quei momenti di grande euforia (stiamo parlando di due anni fa), avrebbe anche "monetizzato" (messo al sicuro) quei benefici.
Ci siamo sin qui?
Bene; dopo di che scoppia il bubbone e tutti scoprono che quei prestiti e quelle obbligazioni (che su di essi poggiano) sono junk, spazzatura; di conseguenza i prezzi di quelle stesse azioni crollano e quelle stesse banche si trovano sull'orlo del fallimento.
A questo punto interviene lo Stato, anzi tutti gli Stati, e mettono sul tavolo 1500 miliardi di dollari per risolvere un problema che adesso è diventato "pubblico". In poche e sostanziali parole: quando c'era da "incassare" i benefici di quella politica dissennata (di credito facile per tutti), a goderne erano gli "azionisti" che "sapevano"; mentre quando c'è stato da pagare il conto (e che conto ....!!) se ne è addossato il carico alla collettività.
Ma non è finita.
Per risolvere il problema (concorderete che mettere sul tavolo 1500 miliardi non è certo una passeggiata in riva al mare), dovranno intervenire le Banche centrali per "produrre" più soldi.
Ora, voi sapete che le banche centrali "producono" denaro a costo zero, e lo rivendono a prezzo di mercato (una banconota da 100 euro costa un centesimo e, quindi, rappresenta un profitto di 99.99 euro per la banca che l'ha "prodotto"), di conseguenza in questo maxi-piano di salvataggio, le banche centrali faranno una montagna di profitti.
Mi avete seguito sin qua?
Ebbene, chi sono gli azionisti delle banche centrali?
La Fed, ad esempio, è "posseduta" da Rockfeller, Morgan, Rothschild ..... i soliti insomma.
E di chi era Lehman e le altre grandi banche?
Bravi, avete indovinato .......!!
Cominciate a capire?
Ora, se si scoprisse che quei "bravi ragazzi" di cui sopra (Rockfeller, Morgan etc..) hanno venduto le loro azioni al momento giusto ...... beh, il "colore" ed il "sapore" della mega-truffa (ai danni dell'intera umanità) risulterebbero assolutamente riconoscibili anche agli occhi ed ai palati più refrattari .....
Non è così?
E se l'umanità intera, scoprisse che tutto sto casino (che sta costando e costerà ancora i risparmi di tutta una vita) è stato "prodotto" ad arte da alcuni mega-truffatori, non scoppierebbe una grande rivoluzione planetaria?
Certo che si!
Ed allora, ecco che scendono in campo i grandi mass media (che, inutile dirlo, sono controllati dagli stessi di prima e dai loro amici) i quali, in un turbinare di parole inutili, continuano a ripetere che la crisi è stato un incidente causato dall'avidità di certi banchieri, che non si sono resi conto (in tempo) del problema dei subprime, ma che adesso, per nostra fortuna (???), i nostri governanti risolveranno il problema, intervenendo nel capitale delle banche, ripianandone le perdite.
Allegri, cittadini del mondo, i nostri governi stanno risolvendo il problema.
La verità, picciotte & picciotti, è che in questo funesto 2008, oltre 6 miliardi di persone sono state TRUFFATE .... impunemente.
La verità è che coloro i quali si riuniscono in questi consessi internazionali, per discutere e risolvere la crisi in corso, ci stanno pijando pper culo con il sorriso sulle labbra, e quell'espressione di candida mascalzonaggine che indossava il grande Alberto Sordi, quando sembrava dire ...... ammazza quanto sei scimunito .......
E gli scimuniti, se non l'aveste ancora capito, siamo proprio noi ...... io, voi, e tutti gli altri.
Ma questa, non è una novità.
Da rifletterci...
Etichette: banche, crisi, Lehman, Migliorino, signoraggio, truffa
Pubblicato da Luca alle 22:29 0 commenti