Oggi i nostri titoli bancari hanno vissuto attimi di vero panico con Unicredito e Intesa San Paolo che hanno visto un passaggio da un modesto rosso a cali fino al 13%, per poi guadagnare qualche punto in asta di chiusura e chiudere a circa -7%.
Le cause scatenanti? Non si conoscono. Sebastiano Barisoni di Radio24 ha passato il pomeriggio a domandarsi affannosamente cosa mai potesse essere successo di così grave, sottintendendo grosse manovre speculative alla base di questi movimenti che hanno portato l'Italia ad essere il fanalino di coda delle borse europee.
Nel momento in cui scrivo anche DOW JONES e NASDAQ hanno fatto uno spike negativo, a mezz'ora circa dalla chiusura perdono oltre il 4% seguendo la nostra stranezza.
Tutto ciò nonostante queste DUE notizie:
“ITALIA, MOODY’S CONFERMA RATING SOVRANO STABILE, DICE NON E’ SOTTO OSSERVAZIONE”.
Reuters – 06/05/2010 18:04:34
e
Le banche tedesche e francesi
rischiano il contagio dei PIIGS
di Nicola Borzi
27 aprile 2010
La Germania e la Francia non hanno alcuna convenienza a restare alla finestra mentre la crisi finanziaria rischia di mandare in default la Grecia. Il sistema bancario tedesco infatti è esposto direttamente al debito dei PIIGS (l'acronimo – offensivo – che indica Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, i paesi a maggior rischio dell'eurozona) per una percentuale stimata tra il 20 e il 23% del Pil tedesco (che è stato pari a 2.496 miliardi di euro nel 2008), dunque tra i 500 e i 575 miliardi di euro circa, mentre quello francese è esposto addirittura per il 27 - 30% del Pil (1.950 miliardi di euro), quindi per 530-590 miliardi di euro.
Le stime emergono da un report del desk newyorkese di analisi dei mercati obbligazionari di Deutsche Bank. Il rapporto, intitolato "Il rischio di credito sovrano in Europa: una nuova fase della crisi finanziaria globale 2007-2010" è stato pubblicato a febbraio e alcune delle sue osservazioni (ad esempio quelle sul servizio del debito pubblico della Grecia) sono ormai datate, a causa dell'andamento dei mercati che hanno allargato a dismisura gli spread sugli interessi pagati dal debito pubblico greco. Altre, però, restano molto attuali. E allarmanti.
I timori sono accentuati dal rischio di contagio in caso di default di un paese membro dell'eurozona, rischio che secondo gli autori del rapporto è molto elevato anche a causa dell'esposizione incrociata tra gli stessi PIIGS. I legami finanziari tra i cinque paesi più esposti sono eccezionalmente alti: in Portogallo "valgono" il 24% del Pil (40 miliardi di euro circa), in Irlanda il 34% (oltre 60 miliardi di euro). Solo l'Italia fa eccezione con "appena" il 3% del Pil, che nel 2008 era stato di 1.572 miliardi di euro, dunque 47 miliardi di euro, collegato agli altri quattro PIGS.
La Grecia malato d'Europa
È vero che si tratta di un paese minuscolo, che incide per il 2,7% sul Pil dell'eurozona, ma il suo debito pubblico "pesa" per il 4% del totale dell'area euro. Atene, ricordano gli autori dello studio di Deutsche Bank, Tom Joyce e Stefan Auer, ha un serio problema di credibilità sui dati pubblici. Il deficit fiscale del governo di George Papandreou è il dilemma: è il più alto in Europa (rivisto al 13,6% nei giorni scorsi da Eurostat, contro il 12,7% stimato in precedenza) e si associa a un elevato deficit delle partite correnti (11,9%). Da febbre alta anche il rapporto debito/Pil che la Ue stima al 115,1%, tra i più alti dell'eurozona. Al contrario, le banche greche non sembrano soffrire di problemi di patrimonializzazione, grazie a una solida base di depositi e a una dipendenza ridotta dal mercato della liquidità della Banca centrale europea.
Il fatto è che i 240 miliardi di euro di debito pubblico sono molto esposti nel breve termine (nel solo 2010 ne scadranno una cinquantina, di cui 8,5 il 19 maggio). Il costo del debito, con gli spread ai massimi storici, è ormai insostenibile.
Ma sbaglierebbe chi nell'eurozona restasse alla finestra. Le banche europee, secondo gli analisti di DB, rappresentano infatti un canale di contagio "significativo" attraverso il quale un eventuale default di Atene potrebbe scatenare un effetto domino devastante prima all'interno dei PIIGS e poi nel resto dell'eurozona. La ridotta capacità del sistema immunitario delle banche europee è dovuta agli effetti debilitanti già subiti con la crisi finanziaria, che ne ha appesantito gli stati patrimoniali per l'aumento dei crediti a rischio e ne ha ridotto gli utili di conto economico aumentando i costi di funding e del capitale in generale.
A nessuno quindi converrebbe un peccato di omissione nei confronti di Atene. La Banca centrale europea lo sa, lo sanno anche gli analisti finanziari e lo sanno pure gli speculatori che stanno scommettendo sul piano di salvataggio. Qualcuno, come il ministro delle Finanze Giulio Tremonti lo ha ricordato ai colleghi di Berlino e di Parigi. Il problema è spiegarlo ai contribuenti. Ma la comunicazione dovrà essere fatta e in fretta. E questo è il dilemma di Angela Merkel: la scadenza del 19 maggio per la prossima asta di titoli di stato greci è sempre più vicina, ma prima ci sono le elezioni in Nord Reno - Vestfalia e il cancelliere non vuole perderle.
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Ma non sarà mica che Tremonti oggi volesse dire che la GERMANIA e la FRANCIA sono in serio rischio, anziché pensare che si trattasse dell'Italia?!?
Notizie dalla Borsa di Milano - Google News
giovedì 6 maggio 2010
E intanto si affonda...
venerdì 30 aprile 2010
Ecco che fine hanno fatto e faranno i soldi in Grecia!
Ecco come titola l'Hadelsblatt oggi:
Buchi miliardari - Ecco dove la Grecia spreca il denaro - Suggerimenti per il risparmio.
1) Donne non sposate o divorziate di genitori deceduti che esercitavano il lavoro nel servizio pubblico ereditano la pensione dai genitori. Ne approfittano 40.000 donne.
2) Lavoratori del pubblico oltre ad essere protetti dal licenziamento hanno diritto alla pensione a 50 anni.
3) Bonus per lavoratori nel pubblico arrivano fino a 1300 € al mese. Ci sono bonus per l'utilizzo di un computer, la conoscenza di una lingua straniera o per l'arrivo puntuali in ufficio. Tutti i lavoratori ricevono 14 mensilità.
4) Voli: la mancata privatizzazione delle linee aeree a causa dei sindacati sono costati alle casse statali milioni solo negli ultimi anni.
5) I familiari dei dipendenti delle linee aeree hanno generosi privilegi: possono viaggiare a gratis su tutte le tratte. Benchè Olimpic fu privatizzata nel 2008 5000 dipendenti sono stati presi al servizio statale e risarciti.
6) Lo stato possiede circa 80 imprese di cui buona parte fa perdite, solo le ferrovie 800 milioni all'anno.
7) Enti inutili, vi sono centinaia di enti di cui buona parte inutili (ad es. l'ente che dovrebbe amministrare il lago Kopais prosciugato negli anni '30). Costo 100 milioni.
8) Spese militari: dal 2007 al 2009 sono state il 6% annuo di cui l'80% per personale e amministrazione. Si parla di 14 miliardi annui.
Pubblicato da Luca alle 22:32 0 commenti
mercoledì 28 aprile 2010
BANCHE ITALIANE ESPOSTE PER 5,2 MILIARDI
Quindi non è ancora arrivato il momento di andare a ritirare i soldi...
Tratto da una notizia ansa:
Scatta la corsa di banche e assicurazioni a rendere nota la propria esposizione nei bond della Grecia e degli altri Paesi Pigs (Portogallo, Spagna e Irlanda).
Un po' come ai tempi dei mutui subprime, dei Cdo e degli Abs: solo che ora gli 'asset tossici' non sono piu' sofisticati e incomprensibili prodotti finanziari impacchettati dalle grandi banche d'affari Usa ma il debito di alcuni importanti Paesi dell'Ue i cui conti sono a rischio a causa della crisi economica e finanziaria. Secondo i dati della Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, l'esposizione totale delle banche italiane verso la Grecia ammontava a fine dicembre 2009 a circa 5,2 miliardi di euro. L'istituto piu' esposto verso la Grecia e' Intesa Sanpaolo, con 1 miliardo di euro di bond ellenici in portafoglio su un totale di 625 miliardi di euro di attivita' gestite. Altri 0,5 miliardi di euro sono investiti in titoli di Stato emessi dagli altri Paesi Pigs. Tra le assicurazioni la piu' 'carica' di bond di Atene, a causa anche delle dimensione (400 miliardi le attivita') e dell'operativita' diretta nel Paese, sono le Generali con 749 milioni di esposizione netta (cioe' riferibile al gruppo senza considerare le quote degli assicurati). I bond a rischio salgono a 2,2 miliardi di euro se si considerano tutti e 4 i Pigs. Unicredit, l'altro colosso bancario del nostro Paese, non fornire cifre puntali e rimanda a quanto dichiarato dall'amministratore delegato Alessandro Profumo nell'assemblea dello scorso 22 aprile: ''l'esposizione del gruppo non e' significativa''. Esposizione non significativa o irrisoria anche per Bpm, Ubi Banca e Mediobanca. Ammontano a circa 20 milioni i bond di Atene in pancia a Mps, a 90 milioni quelli del Banco Popolare, a 100 milioni quelli di Banca Mediolanum. Fonsai ha un'esposizione netta verso Atene di 50 milioni e una lorda di 282 (cui si aggiungono altri 22 milioni verso il Portogallo). Unica tra banche e assicurazioni del Ftse Mib a non parlare e' Unipol: qualcosa di piu' di sapra' domani in assemblea. Nelle ultime due sedute, con Standard & Poor's che ha declassato a spazzatura il debito greco e abbassato il rating di Portogallo e Spagna, Unicredit ha perso in Borsa l'8%, Mps il 7,8%, Intesa Sanpaolo il 7,1%, Fonsai il 6,8%, Mediobanca 6,3%, Generali il 6,2%. Ora si trattera' di vedere se la scelta di trasparenza mettera' le societa' meno esposte al riparo dagli eccessi della tempesta. Nella consapevolezza che fino a quando la situazione della Grecia e degli altri Paesi non verra' sistemata sui mercati continuera' a piovere.
E così la borsa segue le paturnie di S&P ormai...
Stasera è toccato alla Spagna, declassata da S&P. Un'altra giornata nera per Piazza Affari
Websim - 28/04/2010 18:38:03
Un'altra giornata nera per le Borse europee e soprattutto per Piazza Affari, dove l'indice FtseMib ha chiuso in ribasso del 2,4%. La Borsa milanese si è dimostrata la più sensibile alla cattiva notizia piovuta sui mercati negli ultimi cinque minuti di contrattazione, cioè il declassamento da parte di Standard & Poor's della Spagna ad AA da AA+, con peggioramento dell'outlook da stabile a negativo. L'outlook è il giudizio sulle prospettive future e il rating "negativo" implica un'alta possibilità di un ulteriore declassamento nel giro di pochi mesi.
In ribasso, ma più resistenti le altre Borse: Londra -0,2%, Parigi -1,5%, Francoforte -1,2%. Anche la Borsa di Lisbona (-2%) ha fatto meglio di Piazza Affari e quella di Atene è addirittura salita dello 0,9%. Solo la Borsa di Madrid ha subito un tonfo peggiore, chiudendo in calo del 2,99%.
L'euro è sceso a 1,311 contro il dollaro, il livello minimo degli ultimi 12 mesi.
Sui titoli di Stato, l'allargamento dello spread sui rendimenti dei decennali è stato generalizzato. Nel confronto di un Bund tedesco stabile al 3,02%, lo spread della Grecia è salito a 691 punti base (+25), quello del Portogallo a 273 punti base (+8). Purtroppo si è allargato anche quello dell'Italia a 114 punti base, superando la Spagna (110 punti base).
"Rischio contagio" sono state le due parole che hanno caratterizzato la giornata. Ne ha parlato esplicitamente il direttore generale del Fondo Monetario, Dominique Strauss-Kahn, che insieme al presidente della Bce, Jean Claude Trichet, è corso oggi a Berlino per incontrare esponenti del governo tedesco e fare il punto sul negoziato per erogare aiuti alla Grecia. Secondo Strauss-Kahn senza interventi adeguati è a rischio la sopravvivenza della Zona euro, e la crisi potrebbe espandersi anche al di fuori dell'Europa. Secondo indiscrezioni, il Fondo monetario avrebbe prosopettato alla Ue la necessità di approntare un pacchetto complessivo di aiuti alla Grecia non da 45 miliardi di euro, come finora stabilito, ma da 120 miliardi in tre anni.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha auspicata una rapida conclusione dei negoziati con la Grecia, come se non dipendesse da lei e dalla scadenza elettorale tedesca del 9 maggio se Atene da settimane è lasciata a cuocere a bagno maria.
Bisognerà vedere se i mercati permetteranno alla Ue di aspettare il 9 maggio. La decisione di S&P di questa sera non lascia presagire niente di buono, perché dopo la Spagna potrebbe mettere nel mirino l'Irlanda e, perché no?, l'Italia. Da notare che l'altra agenzia di rating, Fitch, europea e non americana, ha diffuso stasera un comunicato per dire che conferma alla Spagna la tripla A con oulook stabile "perché il programma economico del governo è forte".
Venendo a Piazza Affari, tutte le 40 blue chip hanno chiuso in netto ribasso. Penalizzate le banche, ma non solo.
Unicredit (UCG.MI) è scesa del 3,6%, MontePaschi (BMPS.MI) -3,9%, Intesa (ISP.MI) -1,4%.
Forti perdite anche per le assicurazioni: Generali (G.MI) -3%, Fondiaria-Sai (FSA.MI) -3,5%.
Batosta anche per un titolo difensivo come Enel (ENEL.MI) -3,1%.
Fiat (F.MI) è caduta del 3,5%, Pirelli (PC.MI) -3%, Finmeccanica (FNC.MI) -2,6%.
Molto male l'Espresso (ES.MI) -4,8%. Positiva Seat (PG.MI) +3%.
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Pubblicato da Luca alle 20:32 0 commenti
martedì 27 aprile 2010
Era ora! Il mercato fa il suo storno...
Finalmente, dopo un po' di attesa, è arrivato lo sfondone che attendevo. Soprattutto su Unicredit, che ha chiuso il gap enorme a 2.0450 spostando il mio pmc a 2.1475 (contenuto nella oscillazione odierna).
Prossimo acquisto sui supporti a 2.00 euro e 1.50 euro, eventualmente alle chiusure dei prossimi gap a 1.635 e 1.245, realizzando al primo ritracciamento che copra il 50% della discesa....
Tutto ciò mentre la Grecia è in cattive acque (ma dello scandalo Goldman Sachs ci si è già dimenticati).
Ecco i paesi con più alta probabilità di default, calcolati in base al valore dei CDS:
Highest Default Probabilities
Entity Name Mid Spread CPD (%)
Greece 787.36 46.01
Venezuela 835.70 44.26
Argentina 831.90 42.96
Pakistan 672.80 36.72
Ukraine 559.79 32.31
Portugal 356.65 26.60
Iraq 422.60 26.13
Dubai/Emirate 423.69 25.53
Iceland 407.10 24.26
Latvia 349.23 21.64
... l'Italia ancora non c'è......
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Pubblicato da Luca alle 20:35 0 commenti
lunedì 26 aprile 2010
Altro che Cassandra... previsioni di 5 anni fa sul default...
Non ci resta che da vedere se tutte queste belle previsioni si avvereranno o meno. Comunque vada la crisi reale, quella dei mercati non sembra essere ancora finita.
Tratto da http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=2740...
LA CRISI DELL' UE ? AVVERRA' COSI', DAL FALLIMENTO DELL'AUSTRIA AL CROLLO DELL'EST .
Di redazione (del 10/03/2009 @ 07:00:25, in Gli Speciali Della Redazione, linkato 1145 volte)
«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, durante un intervento qualche giorno fa a Bruxelles.
«Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».
Peccato, sarebbe stato interessante saperlo visto uno Stato dell’area euro è già in default tecnico - l’Irlanda - e un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto di non ritorno, l’Austria. A dirlo sono i freddi numeri dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico: quello irlandese è salito in una settimana da 350 punti base a 376, quello dell’Austria è addirittura schizzato a 240 punti base.
Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa tenuta dell’area euro: non servirà più sottoporre a referendum in Irlanda il Trattato di Lisbona, l’Europa sarebbe morta e sepolta. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire perdite consistenti.
Almunia lo sa e infatti ora comincia a mettere le mani avanti e preparare la gente al peggio, nonostante la goffa precisazione del suo portavoce: «Al momento il rischio di default di un Paese dell’area euro è improbabile». Prima, ovvero pochi giorni fa, era «impossibile». Ma, quindi, lo sa solo da qualche giorno? Da qualche settimana? Da qualche mese? Oppure, come molti altri, come quasi tutti i ministri delle Finanze, i capi di governo, i banchieri centrali e quelli privati, da almeno quattro anni?
Se infatti l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l'Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d'intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un'ipotetica crisi finanziaria a livello europeo. Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell'Ue, si intitolava "Memorandum d'intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell'Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria" e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.
Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l'autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell'operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un'isola. Questo nel maggio 2005. All'epoca la notizia non suscitò particolare scalpore anche se ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l'accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine».
Bluffava o lo pensava davvero? In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l'aprile dell'anno successivo si fosse tenuta una simulazione di collasso bancario continentale sotto l'egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l'ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l'Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave.
A rendere il tutto ancora più credibile - lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa - fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell'epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l'effetto domino generale.
All'epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all'accordo, di nulla più che di un'estensione dell'intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25.
Sempre in seno a questa operazione gestita dall'Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale - con sede a Bruxelles - che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all'eurozona: «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell'Unione, l'olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».
E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell'Ecofin tesa proprio a valutare I risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato.
Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L'Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”. Da allora, cosa è accaduto? Alla riunione dell'Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca mentre il 23 gennaio di quest'anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione. Parole. Solo parole.
Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica.
Che forse, a qualcuno, sta facendo e continua a fare comodo a livello di equilibri politici, industriali, economici e finanziari. Riflettiamo. E leggiamo attraverso un'altra lente le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles e Francoforte. ( Fonte: Il Sussidiario)
Autore: Mauro Bottarelli
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Pubblicato da Luca alle 22:31 0 commenti
domenica 18 aprile 2010
Due crisi a confronto: Un'analisi grafica della crisi del 1929 con quella attuale
Su questo post del gestore del blog The Best Trader trovate un confronto fra l'andamento del DOW durante la crisi del '29 e l'andamento attuale.
Due crisi a confronto: Un'analisi grafica della crisi del 1929 con quella attuale
Dategli una occhiata e guardando l'andamento del grafico nel TRENTENNIO successivo, forse anche voi come me vi chiederete: ma perché cavolo c'è un sacco di gente matematicamente convinta che questo sia un mercato toro? "Trend is your friend"? Ma quando inizia e quando finisce un trend??
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Pubblicato da Luca alle 20:38 0 commenti
E come se la crisi non bastasse, arriva la nube islandese!
Per la serie "le disgrazie non arrivano mai da sole"... la simulazione prevede che fino a 20 Aprile anche tutta l'Italia sarà raggiunta dalla nube proveniente dall'impronunciabile vulcano islandese.
I vulcanologi: può durare per un anno
previsioni impossibili sulle conseguenze
L'attività eruttiva dell'Eyjafjallajokull non rallenta. Anzi si è intensificata. E le conseguenze sono imprevedibili
MILANO - Quanto durerà? E quanto potrà resistere il sistema sociale ed economico europeo (e, di rimbalzo, del mondo) senza collegamenti aerei. I disagi saranno temporanei o si profila una lunga emergenza? La risposta, purtroppo, non c'è. Perché detta legge la natura. E se finora la reazione è stata simile a quella di un evento straordinario ma breve, come un'ondata di maltempo, è difficile dare assicurazione che tutto ciò finisca dopo un weekend di caos e blocchi. Il vulcano islandese Eyjafjallajokull, infatti, continua nella sua eruzione. Anzi, purtroppo l'acqua del ghiacciaio sta intensificando l'attività eruttiva e di conseguenza continua ad alimentare la nubea di ceneri che si sta spostando verso Sud Est.
DOVE ARRIVA IN ITALIA - Fare previsioni sull'andamento della nube «è difficile, perchè bisogna tenere conto dei fattori meteorologici come i venti o la pioggia - spiega il vulcanologo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Warner Marzocchi - sembra però che si muova verso Sud Est, e quindi potrebbe non colpire Roma, ma lambire la parte orientale dell'Italia». E «ci è andata bene che non siamo in pieno inverno, altrimenti la nube di ceneri avrebbe investito tutta l'Italia» aggiunge il geomorfologo dell'Università La Sapienza di Roma, Sirio Ciccacci. Le perturbazioni, quindi le piogge possono migliorare la situazione? Secondo Giampiero Maracchi, ordinario di climatologia all'Università di Firenze, le precipitazioni previste in Italia «non saranno certamente così importanti da cambiare il quadro. Quello che conta è la grande circolazione atmosferica e contano i venti in quota che vanno da Ovest a Est». Paradossalmente, osserva il vulcanologo Danilo Palladino, «questa esplosione dà più fastidio perché è poco intensa; va infatti a una quota massima di 20 km, critica in quanto più incostante, la stessa delle previsioni-meteo, e perciò maggiormente problematica».
DURATA DI UN ANNO - «L'ultima volta che questo vulcano si è svegliato l'eruzione è durata un anno» ricorda Marzocchi, nel sottolineare che dalle prime analisi fatte si è visto che il magma in questo caso è «un po' anomalo, e un po' più esplosivo». La previsione sulla durata dell'eruzione è confermata da Reidar Trnnes, vulcanologo norvegese che ha lavorato a lungo in Islanda, che sul sito della Norwegian University of Science and Technology scrive: «Questa eruzione non è particolarmente grande, ma ci si può aspettare una durata maggiore di un anno». Tempi brevissimi per la geologia, ma enormi per le conseguenze di un fenomeno di tale portata sul sistema economico e sociale del mondo. Un anno di continue emissioni di ceneri porterebbe a scenari difficili da prevedere, sia per il clima sia per l'economia (Fonte:Ansa).
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Pubblicato da Luca alle 08:31 0 commenti
mercoledì 14 aprile 2010
Non si possono lasciar fallire...
Notiziola molto molto interessante:
Ieri il Fondo Monetario ha invitato i regolatori di Usa ed Europa a varare norme che costringano le maxi banche, quelle che per motivi sociali non si possono lasciar fallire, ad aumentare i livelli di patrimonializzazione. (FT p 1)
Nel frattempo, per avere notizie confortanti sulla fine della crisi economica, viene in aiuto Morgan Stanley con questa notizia...
Morgan Stanley ha avvertito i sottoscrittori del suo fondo immobiliare che potrebbero aver perso due terzi dei soldi che hanno investito. Per la banca si profilerebbe una perdita di 5,4 miliardi di dollari. (The Wall Street Journal Europe p 1)
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Pubblicato da Luca alle 08:28 0 commenti
domenica 11 aprile 2010
Amarcord...
Ripesco dagli "archivi" un post dell'ingegner Migliorino della fine del 2008. Lo ritengo illuminante.
Spero di avere chiarito, oltre ogni ragionevole dubbio, che non ho mai creduto, neanche per un istante, che l'intera comunità bancaria internazionale, a cominciare dagli (ex?) Dei di Lehman Brothers, possa essere stata "coglionata" da un branco di "sfigati morti di fame", che non hanno saputo (o potuto) restituire i piccioli presi a prestito a titolo di mutuo.
Questa è una minchiata ancora più offensiva (per l'intelligenza di chi se la sente propinare ad ogni piè sospinto) di quanto non fosse quella che, le stesse banche, non sapevano che Tanzi e Tonna "taroccassero" i bilanci Parmalat.
E' la prova "certa" che ci considerano davvero stupidi.
...... E forse hanno ragione.
Ho già dimostrato in un precedente report (7 ottobre) che, se accolli ad un povero sventurato una rata che cresce più del suo reddito, quello non potrà pagare. Non è un'opinione, ma matematica elementare.
E' mai possibile che gente superlaureata, supercomputerizzata, superpagata e supersofisticata, non se ne sia reso conto?
Andiamo picciotti, io sarò sicuramente stupido, ma non sono ancora tanto rincoglionito da "bermi" una minchiata tanto evidente, da risultare esilarante.
I banchieri (i grandi capi, voglio dire) sapevano perfettamente che, gli sfigati morti di fame cui si concedeva un mutuo pari al 90% del prezzo di mercato dell'immobile da acquistare, non avrebbero potuto pagare; esattamente come sapevano dei bilanci "comici" di Parmalat (lo sapevo persino io, già qualche anno prima del crack).
Ed allora, la domanda è: se lo sapevano, perché sono andati avanti a prestare denari che non potevano essere restituiti?
Sono masochisti? Lo hanno fatto in un grande afflato di amore cristiano verso i più bisognosi? Si sono bevuti il cervello?
Niente di tutto questo: lo hanno fatto (secondo me) per "truffare" (senza rischio) l'intera umanità.
Seguitemi.
Quando Lehman Brothers (per fare un esempio, ma il ragionamento si può estendere a tutte le banche coinvolte) prestava denari a cani e porci, e poi rivendeva quei crediti sotto forma di obbligazioni strutturate o altra forma di junk, cosa succedeva in borsa?
I prezzi delle sue azioni andavano alle stelle; i profitti contabili aumentavano esponenzialmente e, quindi, il corso dei titoli (che segue l'andamento di quei profitti) seguiva (al rialzo) più che proporzionalmente.
Gli azionisti di quelle banche, coglievano "a pieno" i benefici di quella politica dissennata di credito facile per tutti (una sorta di "cchiù pilu ppi tutti" per parodiare Cetto Laqualunque).
E chi (tra quegli azionisti), ben sapendo come stavano realmente le cose, avesse provveduto a vendere le sue azioni in quei momenti di grande euforia (stiamo parlando di due anni fa), avrebbe anche "monetizzato" (messo al sicuro) quei benefici.
Ci siamo sin qui?
Bene; dopo di che scoppia il bubbone e tutti scoprono che quei prestiti e quelle obbligazioni (che su di essi poggiano) sono junk, spazzatura; di conseguenza i prezzi di quelle stesse azioni crollano e quelle stesse banche si trovano sull'orlo del fallimento.
A questo punto interviene lo Stato, anzi tutti gli Stati, e mettono sul tavolo 1500 miliardi di dollari per risolvere un problema che adesso è diventato "pubblico". In poche e sostanziali parole: quando c'era da "incassare" i benefici di quella politica dissennata (di credito facile per tutti), a goderne erano gli "azionisti" che "sapevano"; mentre quando c'è stato da pagare il conto (e che conto ....!!) se ne è addossato il carico alla collettività.
Ma non è finita.
Per risolvere il problema (concorderete che mettere sul tavolo 1500 miliardi non è certo una passeggiata in riva al mare), dovranno intervenire le Banche centrali per "produrre" più soldi.
Ora, voi sapete che le banche centrali "producono" denaro a costo zero, e lo rivendono a prezzo di mercato (una banconota da 100 euro costa un centesimo e, quindi, rappresenta un profitto di 99.99 euro per la banca che l'ha "prodotto"), di conseguenza in questo maxi-piano di salvataggio, le banche centrali faranno una montagna di profitti.
Mi avete seguito sin qua?
Ebbene, chi sono gli azionisti delle banche centrali?
La Fed, ad esempio, è "posseduta" da Rockfeller, Morgan, Rothschild ..... i soliti insomma.
E di chi era Lehman e le altre grandi banche?
Bravi, avete indovinato .......!!
Cominciate a capire?
Ora, se si scoprisse che quei "bravi ragazzi" di cui sopra (Rockfeller, Morgan etc..) hanno venduto le loro azioni al momento giusto ...... beh, il "colore" ed il "sapore" della mega-truffa (ai danni dell'intera umanità) risulterebbero assolutamente riconoscibili anche agli occhi ed ai palati più refrattari .....
Non è così?
E se l'umanità intera, scoprisse che tutto sto casino (che sta costando e costerà ancora i risparmi di tutta una vita) è stato "prodotto" ad arte da alcuni mega-truffatori, non scoppierebbe una grande rivoluzione planetaria?
Certo che si!
Ed allora, ecco che scendono in campo i grandi mass media (che, inutile dirlo, sono controllati dagli stessi di prima e dai loro amici) i quali, in un turbinare di parole inutili, continuano a ripetere che la crisi è stato un incidente causato dall'avidità di certi banchieri, che non si sono resi conto (in tempo) del problema dei subprime, ma che adesso, per nostra fortuna (???), i nostri governanti risolveranno il problema, intervenendo nel capitale delle banche, ripianandone le perdite.
Allegri, cittadini del mondo, i nostri governi stanno risolvendo il problema.
La verità, picciotte & picciotti, è che in questo funesto 2008, oltre 6 miliardi di persone sono state TRUFFATE .... impunemente.
La verità è che coloro i quali si riuniscono in questi consessi internazionali, per discutere e risolvere la crisi in corso, ci stanno pijando pper culo con il sorriso sulle labbra, e quell'espressione di candida mascalzonaggine che indossava il grande Alberto Sordi, quando sembrava dire ...... ammazza quanto sei scimunito .......
E gli scimuniti, se non l'aveste ancora capito, siamo proprio noi ...... io, voi, e tutti gli altri.
Ma questa, non è una novità.
Da rifletterci...
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Pubblicato da Luca alle 22:29 0 commenti